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Parliamo spesso di percorso professionale e di crescita, prendendo in esame anche l’importanza che dovrebbe rivestire lo stage come strumento formativo e, a tal proposito, abbiamo deciso di organizzare un piccolo focus group prendendo in esame tre profili diversi all’interno dell’azienda.

Vediamo insieme cosa ne pensano i nostri intervistati:

Secondo voi, è indispensabile iniziare una carriera come stagista? (si, no, e motivando la risposta) 

Alessia

“Credo che lo stage debba essere valutato come primo step per l’ingresso di una risorsa in azienda, post esperienza scolastica/universitaria.

Dal mio punto di vista, una azienda dovrebbe utilizzare questo strumento per poter dare al neo lavoratore una panoramica del ruolo da svolgere e le competenze che dovrà sviluppare, di modo che sia possibile capire se la risorsa può essere idonea alla realtà lavorativa e alla tipologia di lavoro da svolgere.

Fondamentalmente, dovrebbe essere uno strumento di valutazione bidirezionale, lato azienda e lato lavoratore:

          Lato azienda: con questo modo selezionare una risorsa che possa avere una crescita professionale all’interno dell’ambiente aziendale e idonea alla mansione e alla responsabilità da sviluppare, evitando di investire tempo/risorse su candidati che non hanno caratteristiche adatte o interesse alla realtà.

          Lato lavoratore: con questo strumento un dipendete possa valutare se ciò che gli viene proposto dalla società può essere effettivamente in linea con il pensiero/capacità/interessi”. 

Roberta: 

“Certamente! Penso che lo stage sia un percorso formativo valido, nell’età che lo consenta e nei tempi di durata giusti. E’ un tipo di contratto che permette da entrambe le parti di conoscere: sia il candidato, che a sua volta l’azienda da parte del dipendente, il quale può sperimentare l’ambito di lavoro e le proprie competenze. 

Lo stage della durata di 6 mesi (con le dovute tutele) è un ottimo mezzo per scoprire la realtà lavorativa se appena usciti da quella scolastica/universitaria”. 

Giorgio:

“Secondo me iniziare una carriera lavorativa come stagista non è indispensabile. Ho degli amici che si sono affacciati al mondo del lavoro tramite contratti di apprendistato, a tempo determinato e indeterminato. Lo stage è una delle possibili soluzioni, ma non l’unica, per chi vuole iniziare a lavorare. Lo stage, personalmente lo vedo più adatto a chi, come me, non è ancora convinto al 100% di voler iniziare a lavorare ma vuole comunque tentare di approcciarsi al mondo del lavoro”.

 

Cosa ne pensate di giovani molto competenti che si trovano a dover accettare stage per le condizioni che oggi giorno il mercato del lavoro offre e quali sono le soluzioni che, secondo voi, sarebbe bene prendere per evitare che il fenomeno diminuisca.

Alessia: 

“Credo che la proposizione di uno stage debba essere regolamentato indicando nel dettaglio delle caratteristiche di esclusione e di competenza, ovviamente declinate in base al settore/tipologia di lavoro.

Per esempio, secondo me non dovrebbe più essere possibile consentire l’attività di uno stage nei seguenti casi:

oltre una “certa età”, ovviamente argomentando la situazione, se il candidato ha il Diploma, sarà una certa soglia, mentre se è laureato sarà una soglia idonea;

se un candidato ha un tot di anni di esperienza, ovviamente dimostrata e non millantata ovviamente matchando queste due ed eventualmente altre condizioni”.

Roberta: 

“Allungandosi l’età media si può parlare di gioventù fino ai quarant’anni passati questo non giustifica che tutti debbano perchè “giovani” essere sottoposti a questa tipologia di contratto. Si può essere giovani per età, e giovani per esperienza…ma il tutto se gradito da entrambe le parti deve portare ad una formazione che sfoci  in un apprendistato o in un tempo det/indet. Investire il proprio tempo in una realtà deve essere ripagato.

Personalmente sono stata sottoposta a qualsiasi tipologia contrattuale:

STAGE UNIVERSITARIO/ STAGE IN GARANZIA GIOVANI (2 VOLTE AVENDOLE SOTTOSCRITTE IN REGIONE LIGURIA E LOMBARDIA) / 2 APPRENDISTATI (perchè con mansioni differenti possono essere entro i 30 anni replicati) E INFINE IL TANTO AMBITO TEMPO INDETERMINATO

Ad ogni cambiamento contrattuale anche uno stage pagato 400 euro al mese era sinonimo di “stare nel sistema”… alla fine è quasi un ricatto sociale. 

I tempi in cui viviamo portano a questo, non esiste più meritocrazia lavorativa…se hai studiato questo allora fai quello, se non hai studiato questo allora sei fuori.

Ci sono i suoi pro e i suoi contro come in tutto”. 

Giorgio: 

“Secondo me lo stage non deve essere visto come un modo per far partire “dal basso” un giovane competente, anche perchè il più delle volte i giovani vengono assunti con contratti di apprendistato, ma deve essere visto come un modo per poter far adattare il giovane all’ambiente di lavoro. Un giovane, anche se molto competente, la maggior parte delle volte non ha esperienze lavorative e si trova spaesato quando inizia una nuova avventura lavorativa. Lo stage affiancato a dei corsi di formazione specifici e fatto in modo serio può essere un ottimo punto di partenza per qualsiasi giovane”. 

 

Quali potrebbero essere i rischi che l’Italia potrebbe incorrere nel momento in cui le aziende continueranno ad approfittarsi così di risorse valide. 

Alessia: 

“Finché sarà possibile, le aziende sfrutteranno questo strumento a loro favore.

La regolamentazione dello stage in Italia, prevede degli sgravi fiscali che ingolosiscono molto gli imprenditori, già schiacciati dalla tassazione. Quindi un imprenditore potrebbe essere portato a dare più importanza al suo vantaggio economico piuttosto che alla crescita personale di una risorsa.

Di conseguenza, l’Italia continuerà ad essere una nazione con lavoratori ormai svogliati e “obsoleti” se non darà il giusto spazio alle risorse giovani e volenterose di lavorare e crescere.  Spesso si sceglie di “sfruttare” un giovane senza pensare che un dipendente felice e soddisfatto del suo lavoro, lavorerà meglio e con voglia anche a fare di più portando un vantaggio alla società stessa che investe su di lui”. 

Roberta:

“Purtroppo questa realtà esiste e in Italia i lavoratori precari sono tra i primi posti di quelli Europei. Se la legge glielo permette il nostro paese non incorre in nessun rischio. 

L’unico rischio è l’impossibilità di essere “spendibili” sul mercato. 

Arrivare a 32 – 35 anni e non avere ancora un tempo indeterminato non permette la possibilità di basare su fondamenta solide la propria vita, creando chiaramente un malcontento generico e un disagio sociale. 

In conclusione parlando di Stage, è una formula positiva spesa nell’età di post formazione scolastica e per una durata che non superi i 6 mesi. 

Oltre una determinata età diventa solo un vantaggio aziendale e una formula per non investire nella risorsa ma abbassare i costi dei dipendenti”.

Giorgio: 

“Uno dei principali rischi è di sicuro che un giovane, spaventato da questa “precarietà” nel mondo del lavoro, vada a cercare opportunità all’estero per trovare delle condizioni che soddisfino sin da subito le proprie aspettative. Un altro possibile rischio è che un giovane voglioso di intraprendere una carriera lavorativa vada a lavorare in un settore diverso da quello per cui ha studiato solo per assicurarsi delle condizioni contrattuali migliori”. 

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Un saluto, dal team Bluecube.

Ed eccoci qui all’intervista con il nostro Maurizio Fiengo, Tutor & Orientatore “Politiche Attive del Lavoro” e Creator del “Kit del Lavoro” che ha dedicato del tempo al nostro team per spiegarci il suo punto di vista nella relazione “Stage e Giovani”.

Come ci piace dire: “LA PAROLA ALL’ESPERTO”!

Come dovrebbe essere utilizzato REALMENTE lo stage ai fini di apprendimento ed acquisizione di competenze? E’ mai possibile che in tutte le aziende che ho girato e delle quali ho sentito parlare, non c’è MAI un tutor disponibile all’affiancamento? Dico io, ma lo si capisce che la persona presa in stage HA BISOGNO di un iniziale affiancamento?? Le scuse sono: ho troppo lavoro, ho poco tempo, non so bene come organizzarti il lavoro, ho 200 meeting…. 

“Un’ azienda dovrebbe iniziare a pensare all’inserimento di un/una tirocinante solo se è nelle condizioni di dedicare del tempo alla formazione della potenziale Risorsa.

 Se c’è un sovraccarico di lavoro o se ci sono delle condizioni “impedenti”, va assunta una persona già formata.

Cosa succede spesso? Si ricade sul tirocinante per risparmiare, ma è ovvio che la persona viene inserita in un contesto poco favorevole che fa venire meno lo scopo formativo.

Poi ci sono tirocinanti più determinati e più “svegli” che magari anche in queste situazioni riescono ad emergere. Ma non sono queste le condizioni ideali. Ricordiamoci sempre che il tirocinio è un’esperienza formativa.

I datori di lavoro, in tanti casi, non sanno distinguere neanche un tirocinio da un apprendistato. C’è scarsa cultura, poca conoscenza”.

 

In che modo uno stagista dovrebbe essere accompagnato durante il suo percorso, quali sono le difficoltà maggiori che un neodiplomato/neolaureato affronta quando si trova alle porte del mondo del lavoro ed inizia il suo percorso attraverso lo stage; quali sono le sue reali aspettative VS le reali condizioni (ti è mai capitato di confrontarti con giovani che ti spiegassero le loro esperienze)?

 

“Prendo in esame ESCLUSIVAMENTE i giovani determinati e con voglia di affermarsi (ci sono anche giovani che prendono sottogamba il mondo del lavoro, ma è poco produttivo in questa sede approfondire questo tema): hanno fin troppo senso di responsabilità e del dovere.

 Entrano in crisi e cominciano a dubitare di sé stesse/i perché, lasciati senza una guida, si rendono conto di non essere pronti e si sminuiscono.

 Ci sono tirocinanti che “non dormono la notte” e spesso sono proprio i tirocinanti ad avere delle aspettative troppo alte nei confronti di loro stessi. Anche i Tutor hanno spesso delle pretese irrazionali.

 E questo dipende anche dalla scarsa conoscenza di ciò che scuola e università insegnano (e non insegnano) ai ragazzi. 

Leggono “Laurea in Economia e pensano di avere una persona già pronta. 

No, bisogna cominciare anche dal sviluppare le Soft Skills. Quindi c’è responsabilità anche del sistema formativo”.

 

Qual ‘è (a parere tuo) il maggior problema delle aziende in Italia relativi allo stage: pensi che a furie di voler risparmiare sulle risorse valide ci sarà una maggiore fuga di cervelli/talenti?? E soprattutto, uno sfruttamento delle risorse valide e cosa si potrebbe attuare per prevenire ciò?

 

“In Lombardia c’è la normativa che ha fatto passi avanti rispetto al passato.

Ci sono incentivi se, alla conclusione del periodo formativo, assumi i tirocinanti. E questo dovrebbe “invogliare”, ancora di più, l’azienda. 

C’è il monitoraggio: oltre al Tutor aziendale, al tirocinante viene assegnato anche un Tutor esterno (soggetto promotore) che ha il compito di monitorare l’esperienza di tirocinio con continui momenti di confronto con il tirocinante e il Tutor aziendale.

Come in tutte le cose, ci sono tirocini nati “male” e che terminano “male”, così come ci sono aziende “valide” in cui i tirocini si concludono con piena soddisfazione da parte di tutti, tirocinante in primis.

Un utilizzo errato dei tirocini sicuramente genera molta diffidenza nei confronti di questo strumento ed è tra le motivazioni che spingono tanti giovani a lasciare l’Italia.

Il problema non è il tirocinio in sé, ma è il cattivo utilizzo che si fa di questa opportunità.

In generale gli strumenti ci sono… Sarò scontato, ma c’è bisogno di un cambiamento culturale”.

 

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