Author Archive

Home / Author's Article(s) / g.maltempi

Spesso si sente una forte ostilità tra la figura del Recruiter e quella del candidato e, negli ultimi tempi, si sente spesso parlare di rapporto tra giovani e stage e di come le aziende ne approfittano di questo potente strumento che, invece di essere utilizzato in maniera razionale e con cognizione di causa con lo scopo di INSEGNARE e di OFFRIRE un bagaglio di esperienza professionale al giovane stagista, viene utilizzato come strumento di sfruttamento.

Daria Martini, HR di Bluecube, ci ha dedicato il suo tempo per poterci mostrare che anche lei, come tanti altri giovani, ha iniziato il suo percorso come stagista e di cosa ne pensa di questo strumento. 

Daria, tu che sei la responsabile HR,  secondo il tuo punto di vista, è indispensabile iniziare una carriera come stagista?  

Non è indispensabile, lo stage se usato bene è uno strumento utile per formare una persona che magari si è appena diplomata o laureata. Lo stage permette alla persona di iniziare un percorso di formazione che poi potrà continuare nell’apprendistato; una cosa che molti non sanno, lato contrattuale, è che i sei mesi di stage possono rientrare all’interno del contratto di apprendistato (anche se fatto dopo lo stage), così l’apprendistato diventa di 30 mesi non di 36 e la persona è un po’ come se fosse sempre stata in apprendistato”. 

Cosa ne pensi di giovani molto competenti che si trovano a dover accettare stage per le condizioni che oggi giorno il mercato del lavoro offre e quali sono le soluzioni che, secondo te, sarebbe bene prendere per evitare che il fenomeno diminuisca?

Che cosa intendi per giovani molto competenti? Persone con esperienza o semplicemente laureati o diplomati con il massimo dei voti? “

Intendo persone che sanno e che sono coscienti di quanto davvero vogliano mettersi in gioco dimostrando le proprie competenze e che, anche se non hanno ancora acquisito alcune competenze, si mettono di impegno per imparare anche se sbagliano, che chiedono, che si informano, che si fanno domande e che cercano risposte.
Poi ci sono anche quei giovani che fanno esperienza all’estero, Erasmus, Internship, Università, che parlano anche due o tre lingue in modo fluente, che hanno già avuto esperienze lavorative, che hanno fame di arrivare a raggiungere una posizione lavorativa adatta alle loro condizioni personali, che devono accettare per forza lo stage perché magari manca loro un requisito o due della Job Offer.

“Il problema di fondo è sempre quello, lo stage viene usato in modo sbagliato, le aziende ne approfittano, te lo dice una che ha fatto un anno e sei mesi di stage in aziende diverse; ne approfittano, e ne approfittano proprio perché i candidati non dicono mai NO!
Logicamente qui stiamo parlando in linea generale, poi logicamente entra in campo il bisogno di lavorare e altri mille fattori nel perché tutti dicono di sì allo stage.
Ti riporto la mia esperienza: io come ti ho detto ho fatto un anno di stage in una società generalista, nell’ufficio selezione eravamo in 4 tutte/i stagisti e mandavamo noi avanti il tutto.
Questo non è giusto, significa approfittare di una tipologia di contratto che non ti da costi.
Io ho fatto 6 mesi di stage (che poi alla fine mi hanno fatto rientrare nel contratto di apprendistato)  in cui ho studiato giorno e notte per imparare tutte le cose informatiche, mi è servito? Assolutamente si; avrei imparato uguale anche se mi avessero fatto un altro contratto? Certo; allora qual è il vantaggio? I vantaggi ci sono da entrambe le parti, ovvero:

 1) Non si è vincolati (da entrambi le parti) non ti piace, te ne vai, non piaci a loro ti lasciano a casa in maniera molto facile

2) L’azienda investe su di te già dal punto di vista di formazione ci può stare che risparmi sul contratto”. 

Quali potrebbero essere i rischi che l’Italia potrebbe incorrere nel momento in cui le aziende continueranno ad approfittarsi così di risorse valide. 

“Il discorso è molto ampio e complesso; l’Italia ha un grande problema ma non si chiama stage si chiama lavoro in nero; certo, i talenti fuggono, ma non tutti altrimenti significherebbe che noi che siamo in Italia siamo tutti scemi eheh.
La colpa non è delle aziende se i talenti fuggono, è colpa del costo dei dipendenti, è colpa dello Stato che non agevola le assunzioni, è colpa della burocrazia, è colpa delle tasse ed è anche colpa delle aziende.
Ci sono tante cose che non vanno in Italia. 
Noi abbiamo mille CCNL, mille regole per evitare i licenziamenti, mille giri burocratici, negli altri stati non è così; in Svizzera, in Spagna, in Germania ecc ci sono solo due contratti: determinato ed indeterminato e tutti e due si possono risolvere da un giorno all’altro.
In Italia siamo molto tutelati da questo punto di vista, fai prima a vincere la lotteria che non a licenziare una persona.
Per dare ad un dipendente 1300€ di netto l’azienda ne deve cacciare 2900€ al mese.
Che fine fanno questi 1600€? Tasse! Lo stage non è il male assoluto! Tutti ambiscono al contratto ma nessuno si pone la domanda, io quanto costo all’azienda? “

 

Parliamo spesso di percorso professionale e di crescita, prendendo in esame anche l’importanza che dovrebbe rivestire lo stage come strumento formativo e, a tal proposito, abbiamo deciso di organizzare un piccolo focus group prendendo in esame tre profili diversi all’interno dell’azienda.

Vediamo insieme cosa ne pensano i nostri intervistati:

Secondo voi, è indispensabile iniziare una carriera come stagista? (si, no, e motivando la risposta) 

Alessia

“Credo che lo stage debba essere valutato come primo step per l’ingresso di una risorsa in azienda, post esperienza scolastica/universitaria.

Dal mio punto di vista, una azienda dovrebbe utilizzare questo strumento per poter dare al neo lavoratore una panoramica del ruolo da svolgere e le competenze che dovrà sviluppare, di modo che sia possibile capire se la risorsa può essere idonea alla realtà lavorativa e alla tipologia di lavoro da svolgere.

Fondamentalmente, dovrebbe essere uno strumento di valutazione bidirezionale, lato azienda e lato lavoratore:

          Lato azienda: con questo modo selezionare una risorsa che possa avere una crescita professionale all’interno dell’ambiente aziendale e idonea alla mansione e alla responsabilità da sviluppare, evitando di investire tempo/risorse su candidati che non hanno caratteristiche adatte o interesse alla realtà.

          Lato lavoratore: con questo strumento un dipendete possa valutare se ciò che gli viene proposto dalla società può essere effettivamente in linea con il pensiero/capacità/interessi”. 

Roberta: 

“Certamente! Penso che lo stage sia un percorso formativo valido, nell’età che lo consenta e nei tempi di durata giusti. E’ un tipo di contratto che permette da entrambe le parti di conoscere: sia il candidato, che a sua volta l’azienda da parte del dipendente, il quale può sperimentare l’ambito di lavoro e le proprie competenze. 

Lo stage della durata di 6 mesi (con le dovute tutele) è un ottimo mezzo per scoprire la realtà lavorativa se appena usciti da quella scolastica/universitaria”. 

Giorgio:

“Secondo me iniziare una carriera lavorativa come stagista non è indispensabile. Ho degli amici che si sono affacciati al mondo del lavoro tramite contratti di apprendistato, a tempo determinato e indeterminato. Lo stage è una delle possibili soluzioni, ma non l’unica, per chi vuole iniziare a lavorare. Lo stage, personalmente lo vedo più adatto a chi, come me, non è ancora convinto al 100% di voler iniziare a lavorare ma vuole comunque tentare di approcciarsi al mondo del lavoro”.

 

Cosa ne pensate di giovani molto competenti che si trovano a dover accettare stage per le condizioni che oggi giorno il mercato del lavoro offre e quali sono le soluzioni che, secondo voi, sarebbe bene prendere per evitare che il fenomeno diminuisca.

Alessia: 

“Credo che la proposizione di uno stage debba essere regolamentato indicando nel dettaglio delle caratteristiche di esclusione e di competenza, ovviamente declinate in base al settore/tipologia di lavoro.

Per esempio, secondo me non dovrebbe più essere possibile consentire l’attività di uno stage nei seguenti casi:

oltre una “certa età”, ovviamente argomentando la situazione, se il candidato ha il Diploma, sarà una certa soglia, mentre se è laureato sarà una soglia idonea;

se un candidato ha un tot di anni di esperienza, ovviamente dimostrata e non millantata ovviamente matchando queste due ed eventualmente altre condizioni”.

Roberta: 

“Allungandosi l’età media si può parlare di gioventù fino ai quarant’anni passati questo non giustifica che tutti debbano perchè “giovani” essere sottoposti a questa tipologia di contratto. Si può essere giovani per età, e giovani per esperienza…ma il tutto se gradito da entrambe le parti deve portare ad una formazione che sfoci  in un apprendistato o in un tempo det/indet. Investire il proprio tempo in una realtà deve essere ripagato.

Personalmente sono stata sottoposta a qualsiasi tipologia contrattuale:

STAGE UNIVERSITARIO/ STAGE IN GARANZIA GIOVANI (2 VOLTE AVENDOLE SOTTOSCRITTE IN REGIONE LIGURIA E LOMBARDIA) / 2 APPRENDISTATI (perchè con mansioni differenti possono essere entro i 30 anni replicati) E INFINE IL TANTO AMBITO TEMPO INDETERMINATO

Ad ogni cambiamento contrattuale anche uno stage pagato 400 euro al mese era sinonimo di “stare nel sistema”… alla fine è quasi un ricatto sociale. 

I tempi in cui viviamo portano a questo, non esiste più meritocrazia lavorativa…se hai studiato questo allora fai quello, se non hai studiato questo allora sei fuori.

Ci sono i suoi pro e i suoi contro come in tutto”. 

Giorgio: 

“Secondo me lo stage non deve essere visto come un modo per far partire “dal basso” un giovane competente, anche perchè il più delle volte i giovani vengono assunti con contratti di apprendistato, ma deve essere visto come un modo per poter far adattare il giovane all’ambiente di lavoro. Un giovane, anche se molto competente, la maggior parte delle volte non ha esperienze lavorative e si trova spaesato quando inizia una nuova avventura lavorativa. Lo stage affiancato a dei corsi di formazione specifici e fatto in modo serio può essere un ottimo punto di partenza per qualsiasi giovane”. 

 

Quali potrebbero essere i rischi che l’Italia potrebbe incorrere nel momento in cui le aziende continueranno ad approfittarsi così di risorse valide. 

Alessia: 

“Finché sarà possibile, le aziende sfrutteranno questo strumento a loro favore.

La regolamentazione dello stage in Italia, prevede degli sgravi fiscali che ingolosiscono molto gli imprenditori, già schiacciati dalla tassazione. Quindi un imprenditore potrebbe essere portato a dare più importanza al suo vantaggio economico piuttosto che alla crescita personale di una risorsa.

Di conseguenza, l’Italia continuerà ad essere una nazione con lavoratori ormai svogliati e “obsoleti” se non darà il giusto spazio alle risorse giovani e volenterose di lavorare e crescere.  Spesso si sceglie di “sfruttare” un giovane senza pensare che un dipendente felice e soddisfatto del suo lavoro, lavorerà meglio e con voglia anche a fare di più portando un vantaggio alla società stessa che investe su di lui”. 

Roberta:

“Purtroppo questa realtà esiste e in Italia i lavoratori precari sono tra i primi posti di quelli Europei. Se la legge glielo permette il nostro paese non incorre in nessun rischio. 

L’unico rischio è l’impossibilità di essere “spendibili” sul mercato. 

Arrivare a 32 – 35 anni e non avere ancora un tempo indeterminato non permette la possibilità di basare su fondamenta solide la propria vita, creando chiaramente un malcontento generico e un disagio sociale. 

In conclusione parlando di Stage, è una formula positiva spesa nell’età di post formazione scolastica e per una durata che non superi i 6 mesi. 

Oltre una determinata età diventa solo un vantaggio aziendale e una formula per non investire nella risorsa ma abbassare i costi dei dipendenti”.

Giorgio: 

“Uno dei principali rischi è di sicuro che un giovane, spaventato da questa “precarietà” nel mondo del lavoro, vada a cercare opportunità all’estero per trovare delle condizioni che soddisfino sin da subito le proprie aspettative. Un altro possibile rischio è che un giovane voglioso di intraprendere una carriera lavorativa vada a lavorare in un settore diverso da quello per cui ha studiato solo per assicurarsi delle condizioni contrattuali migliori”. 

Se sei un giovane neodiplomato e/o neolaureato in ambito Informatico, Matematico, Statistico e sei fortemente appassionato al mondo della tecnologia e dell’innovazione, visita la nostra pagina dedicata con tutte le offerte di lavoro; se pensi che i tuoi requisiti siano in linea con i nostri e, leggendo le testimonianze di chi ci conosce, ti convinciamo,  mandaci il tuo CV senza perdere un minuto in più.

Un saluto, dal team Bluecube.

Ed eccoci qui all’intervista con il nostro Maurizio Fiengo, Tutor & Orientatore “Politiche Attive del Lavoro” e Creator del “Kit del Lavoro” che ha dedicato del tempo al nostro team per spiegarci il suo punto di vista nella relazione “Stage e Giovani”.

Come ci piace dire: “LA PAROLA ALL’ESPERTO”!

Come dovrebbe essere utilizzato REALMENTE lo stage ai fini di apprendimento ed acquisizione di competenze? E’ mai possibile che in tutte le aziende che ho girato e delle quali ho sentito parlare, non c’è MAI un tutor disponibile all’affiancamento? Dico io, ma lo si capisce che la persona presa in stage HA BISOGNO di un iniziale affiancamento?? Le scuse sono: ho troppo lavoro, ho poco tempo, non so bene come organizzarti il lavoro, ho 200 meeting…. 

“Un’ azienda dovrebbe iniziare a pensare all’inserimento di un/una tirocinante solo se è nelle condizioni di dedicare del tempo alla formazione della potenziale Risorsa.

 Se c’è un sovraccarico di lavoro o se ci sono delle condizioni “impedenti”, va assunta una persona già formata.

Cosa succede spesso? Si ricade sul tirocinante per risparmiare, ma è ovvio che la persona viene inserita in un contesto poco favorevole che fa venire meno lo scopo formativo.

Poi ci sono tirocinanti più determinati e più “svegli” che magari anche in queste situazioni riescono ad emergere. Ma non sono queste le condizioni ideali. Ricordiamoci sempre che il tirocinio è un’esperienza formativa.

I datori di lavoro, in tanti casi, non sanno distinguere neanche un tirocinio da un apprendistato. C’è scarsa cultura, poca conoscenza”.

 

In che modo uno stagista dovrebbe essere accompagnato durante il suo percorso, quali sono le difficoltà maggiori che un neodiplomato/neolaureato affronta quando si trova alle porte del mondo del lavoro ed inizia il suo percorso attraverso lo stage; quali sono le sue reali aspettative VS le reali condizioni (ti è mai capitato di confrontarti con giovani che ti spiegassero le loro esperienze)?

 

“Prendo in esame ESCLUSIVAMENTE i giovani determinati e con voglia di affermarsi (ci sono anche giovani che prendono sottogamba il mondo del lavoro, ma è poco produttivo in questa sede approfondire questo tema): hanno fin troppo senso di responsabilità e del dovere.

 Entrano in crisi e cominciano a dubitare di sé stesse/i perché, lasciati senza una guida, si rendono conto di non essere pronti e si sminuiscono.

 Ci sono tirocinanti che “non dormono la notte” e spesso sono proprio i tirocinanti ad avere delle aspettative troppo alte nei confronti di loro stessi. Anche i Tutor hanno spesso delle pretese irrazionali.

 E questo dipende anche dalla scarsa conoscenza di ciò che scuola e università insegnano (e non insegnano) ai ragazzi. 

Leggono “Laurea in Economia e pensano di avere una persona già pronta. 

No, bisogna cominciare anche dal sviluppare le Soft Skills. Quindi c’è responsabilità anche del sistema formativo”.

 

Qual ‘è (a parere tuo) il maggior problema delle aziende in Italia relativi allo stage: pensi che a furie di voler risparmiare sulle risorse valide ci sarà una maggiore fuga di cervelli/talenti?? E soprattutto, uno sfruttamento delle risorse valide e cosa si potrebbe attuare per prevenire ciò?

 

“In Lombardia c’è la normativa che ha fatto passi avanti rispetto al passato.

Ci sono incentivi se, alla conclusione del periodo formativo, assumi i tirocinanti. E questo dovrebbe “invogliare”, ancora di più, l’azienda. 

C’è il monitoraggio: oltre al Tutor aziendale, al tirocinante viene assegnato anche un Tutor esterno (soggetto promotore) che ha il compito di monitorare l’esperienza di tirocinio con continui momenti di confronto con il tirocinante e il Tutor aziendale.

Come in tutte le cose, ci sono tirocini nati “male” e che terminano “male”, così come ci sono aziende “valide” in cui i tirocini si concludono con piena soddisfazione da parte di tutti, tirocinante in primis.

Un utilizzo errato dei tirocini sicuramente genera molta diffidenza nei confronti di questo strumento ed è tra le motivazioni che spingono tanti giovani a lasciare l’Italia.

Il problema non è il tirocinio in sé, ma è il cattivo utilizzo che si fa di questa opportunità.

In generale gli strumenti ci sono… Sarò scontato, ma c’è bisogno di un cambiamento culturale”.

 

Se sei un giovane neodiplomato, neolaureato (o se ancora stai studiando) e vuoi iniziare ora la tua carriera in un ambiente IT e di Alta Tecnologia, affrettati a visitare la nostra sezione dedicata con l’elenco delle offerte di lavoro.

Se, confrontando le tue capacità ed i requisiti che Bluecube chiede, ti rendi conto che siamo al caso tuo, invia il tuo CV compilando il modulo di contatto e questo sarà il primo step per poter entrare a far parte del nostro team.

 

NOI TI ASPETTIAMO!

https://www.bluecube.it/lavora-con-noi/

 

Intelligenza Umana e Intelligenza Artificiale: il connubio perfetto verso un futuro di opportunità

 

“La ricerca intesa come strumento di conoscenza e non come oggetto di competizione e strumento di potere.” 

                                                                                                                                                                                                –  Rita-Levi-Montalcini

 

Avete già sentito parlare almeno una volta di IA, conosciuta come Intelligenza Artificiale, giusto?

Bene! 

Il contenuto di questo articolo verterà su un’importante partnership tra 4 medio-grandi realtà Italiane e non sarà il solito articolo lungo e noioso pieno di tecnicismi.

Tutto ruoterà intorno alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie e ad un mix di risorse informatiche e soprattutto umane; è l’inizio della mera compenetrazione uomo-macchina applicata in ambito di life science e protagoniste della scena saranno SAIHub, Moresi,  Tecnoscientia, e Bluecube.

E’ da anni che si parla di quanto sia importante l’IA e di quanto sarà impattante nel futuro di tutti noi, specialmente in ambito medico.

Essa comprende una serie di attività che solitamente sviluppa l’essere umano: dalla percezione visiva, alla capacità di prendere decisioni, alla capacità di comprendere e tradurre linguaggi differenti, a quella di elaborare informazioni, …

IA è una vera e propria rivoluzione umana, culturale, scientifico-tecnologica: è ciò che simula il ragionamento umano e, a braccetto con l’intelligenza umana, crea un circolo di empatia, comprensione, informazione e guida verso nuove e migliori scelte al fine di migliorare la vita delle persone. 

Ci troviamo di fronte ad una rivoluzione in ambito anche medico-sanitario caratterizzata dalla possibilità di effettuare attività di ricerca in base a quelli che sono i bisogni dell’uomo in termini di salute, diagnosticando tempestivamente fattori che possano mettere a rischio la vita dell’uomo,  preventivando lo sviluppo. 

Intervistiamo la Recruiter

A tal proposito è bene lasciare spazio ai 4 nostri protagonisti, conoscendoli più da vicino.

SAIHub, centro nato a Siena per volontà della locale Università, delle Fondazioni Monte dei Paschi e Toscana Life Sciences, di Comune e Confindustria è il luogo adatto a ricercatori, aziende e giovani studenti che vogliono sviluppare progetti in ambito IA e crescere insieme condividendo valori e conoscenze.

Valter Fraccaro, presidente del Partenariato SAIHub afferma che: “lo scopo è quello di far crescere l’economia toscana facilitando l’uso dell’IA nelle aziende che si occupano di Life Sciences, in particolare nella ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e servizi.

A Siena, l’interazione tra Università e aziende del settore risale al 1904, quando Achille Sclavo fondò l’Istituto Sieroterapico, divenendo poi Rettore del locale ateneo nel 1914.

Come SAIHub, favoriamo in ogni modo l’approccio dei giovani ai temi della ricerca scientifica e dell’uso dell’IA attraverso borse di studio universitarie, orientamento per i più giovani, premi per chi collabora con le 28 aziende socie della Rete SAIHub.

Le Life Sciences sono fondamentali per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU e l’Italia può confermarsi come uno dei Paesi più avanzati al mondo in questo ambito”.

 

 

La parola ora va a Moresi.com, società con sede in Ticino, leader della Digital Transformation e Gold Partner Microsoft.

Che cosa si aspetta da questa partnership?

“Ogni partnership che stringiamo viene costruita nell’ottica di integrare le nostre competenze con quelle di altri soggetti, al fine di portare al mercato soluzioni con un valore aggiunto. All’interno di SAIHub, potremo far parte di una ampia rete di imprese, istituzioni, atenei e questo ci permetterà di dare il nostro contributo per la progettazione di tecnologie e servizi di Intelligenza Artificiale nell’ambito delle biotecnologie e delle Scienze della Vita”.

Quali sono i valori che secondo lei legano Moresi.com, Bluecube e SAIHub?

“Innanzitutto, la passione per la tecnologia e la convinzione che attraverso essa si possa migliorare la vita dell’uomo. Moresi.com e Bluecube hanno già avuto modo di allineare le loro visioni stringendo una partnership che vede le due aziende collaborare sul tema del DevOps in Azure.
Credendo fortemente nella logica della collaborazione, entreranno a fare parte della rete SAIHub come Tecnoscientia, società che nasce dalla loro fusione e che pone il miglioramento dei processi di automazione, analisi e misurazione al centro della propria missione”.

Quali sono le aspettative future legate a questa cooperazione? 

“Partecipando a questo spazio che include imprenditori, investitori, ricercatori e studenti interessati al tema dell’Intelligenza Artificiale, ci aspettiamo sicuramente una condivisione di idee e know-how non fine a se stessa, ma che sia preludio di uno sviluppo di nuovi progetti e iniziative, e alla base di una crescita comune e condivisa“.

 

Scopriamo ora chi è Tecnoscientia.

Tecnoscientia si propone sul mercato Italiano come azienda leader nel settore dell’High Tech e IT.

Fondata da Fabrizio Lodi ed operante sul mercato dal 2019 e lavorando su diversi settori, ha sviluppato nel corso della sua vita una serie di progetti con annesse differenti tecnologie, tra le quali ritroviamo: Solr, Tika, Jena, Mongo, Oracle BI, Bizagi, OpenCV, Docker, Swarm.

Partner ufficiale di Bizagi, colosso mondiale in ambito di BPM, la piattaforma per l’automazione intelligente dei processi che collega persone, applicazioni, robot e informazioni.

Il DNA di Tecnoscientia è dato dall’intreccio di 4 principi:

  1. Dritti al punto: le competenze dei fondatori e del team permettono di comprendere per qualsiasi esigenza dei clienti, la soluzione più giusta piuttosto che la migliore. 
  2. Esperti del Cloud: Tecnoscientia prevede che per ogni ambiente si disponga, si ha l’expertise adatta: che sia Docker, Azure, Google. Amazon WS, Vagrant, ecc…
  3. I Processi al Centro: l’azienda pone i processi di automazione, analisi e misurazione al fine ultimo di garantirne il loro miglioramento, con soluzioni economiche adatte ad ogni tasca.
  4. Applicazioni Web: da più di 30 ann il team dii Tecnoscientia sviluppa applicazioni web spaziando in settori differenti: Finance, Logistica, Pharma, GDO, e molto altro, garantendo la soluzione migliore per i propri clienti. 

 

Troviamo inoltre Bluecube, azienda operante nel settore dell’IT & High Tech dall’anima Open Source, fondata nel 2009 da Manuel Fontana, CEO ufficiale della società.

Quale sarà il posto di Bluecube all’interno di SAIHub con Tecnoscientia ?

“Partiamo da Tecnoscientia: è una start up dal potenziale tecnologico come poche ed io nella mia carriera ho avuto modo di confrontarmi con differenti realtà; il suo potenziale, le sue qualità e le sue competenze, coincidono nella maniera più genuina con i valori di SAIHub e di Bluecube.

Penso sia indispensabile oggi giorno diffondere il senso della cooperazione e dello sviluppo di tecnologie innovative atte a trarre vantaggio collettivo al fine di migliorare la vita delle persone.

In questo caso noi parliamo di salute; abbiamo già avuto modo di confrontarci con una pandemia che ancora oggi ci ha lasciato segni invisibili addosso ed è stata allo stesso tempo la “miccia” che ha acceso in noi la voglia ed il bisogno di collaborare per trovare soluzioni UTILI al benessere collettivo.

Ciò cela il significato di aiuto reciproco, un concetto che ha bisogno di essere sviscerato da ogni barriera e da ogni tipologia di presa di potere e di autoaffermazione: si collabora per divulgare i valori, le conoscenze e gli strumenti adeguati e non per predominare, specialmente in un settore come quello della life science!

Ho sempre investito nella ricerca e nello sviluppo e sarà proprio questa la mia responsabilità all’interno di Tecnoscientia nel progetto SAIHub.

In questo momento per fare tutto ciò stiamo avviando tavoli di discussione all’interno di SAIHub e all’interno anche delle Università di Pisa e di Siena con l’obiettivo finale di creare un team composto sia da scienziati che da sviluppatori per fare ricerca in ambito IA nel mondo del Life Sciences”.

SaiHub è una realtà che dà spazio anche ai giovani; cosa pensi di ciò? In che modo a tuo avviso, collaborando molto con i giovani, questi possano dare il loro contributo al centro di ricerca?

“Oggi l’unica strada praticante è quella di dare spazio ai giovani e soprattutto che i più talentuosi restino qui, in Italia, nel loro paese e che non se ne vadano.

Ai più talentuosi trovo sia doveroso affidare progetti di ricerca e retribuirli nella maniera corretta, tanto è vero che anche in Bluecube funziona così: ai giovani si offrono possibilità di intraprendere una carriera in ambito IT e di scoprirne ogni suo dettaglio a 360 gradi per poter poi crescere e fare tesoro delle loro competenze e conoscenze.

In Italia abbiamo delle vere e proprie eccellenze a livello mondiale e, tornando al discorso di SAIHub, il loro contributo rappresenta La marcia in più per rimanere qui!”

Che cosa pensi quando qualcuno ti dice “open innovation”? E come colleghi questa parola alle caratteristiche di Bluecube? 

“Bluecube è nata sulla base dell’Open Source ed ha sempre creduto nella cooperazione, perciò il passo successivo all’Open Source è l’Open Innovation”.

Trovi delle similitudini tra la mission aziendale di Bluecube e quella di SAIHub?

“Assolutamente si! Le mission sono identiche: stessa mentalità, stessa condivisione di informazioni e di network, che sono due dei tanti ingredienti indispensabili a raggiungere gli obiettivi”.

Che cosa ti aspetti da questa partnership? 

“La mia più grande aspettativa, guardando da adesso verso il futuro è quella di riuscire a creare una grande forza composta da alcuni principi, quali ad esempio la collaborazione, la condivisione di valori comuni e di conoscenze tecniche e tecnologiche  che prenda parte sia qui in Italia che nel resto del mondo”.

In conclusione, auguriamo che questa partnership porterà grandi risultati e grandi successi!

Bluecube crede nelle persone e nel loro valore inestimabile; tutti hanno qualcosa da dire e tutti hanno qualcosa da insegnare; la collaborazione del team è funzionale nel momento in cui alla base c’è ascolto e comprensione da parte di tutti e verso tutti, e quale figura in azienda indossa meglio l’abito di empatia se non che la figura del Recruiter?

Bando alle ciance e lasciamo la parola alla nostra responsabile delle Risorse Umane, Daria Martini che, grazie alle sue parole, sarà possibile avvicinarci a quello che è il mondo del Recruiting a 360°, analizzando le difficoltà che si incontrano, una panoramica del processo di selezione, l’incontro con il candidato e le emozioni che si provano.

Puoi fornirci una breve panoramica del processo di Recruitment all’interno di Bluecube? 

“Il nostro iter di selezione inizia con un primo contatto telefonico a cui seguono almeno due colloqui.
Durante il contatto telefonico il candidato mi dà delle info generali sul suo lavoro, sulla sua esperienza, dopodiché procedo con il fissare un primo colloquio.
Questo serve per conoscersi e per iniziare a valutare le competenze professionali; il secondo colloquio invece si focalizza sulle competenze tecniche, e per questo solitamente viene svolto da un tecnico”.

Quali sono i canali prediletti attraverso i quali raccogli le candidature?

“Nel settore informatico i canali sono molto importanti poiché la maggior parte del lavoro è dato da ricerca attiva. I canali di ricerca che utilizzo sono in primis la sezione ‘Carriera’ del nostro sito e poi Linkedin, Monster, Iprogrammatori.it.
Collaboriamo inoltre con le principali università ed istituti superiori del territorio effettuando testimonianze aziendali e partecipando ad eventi di Employer Branding (Career Day e altro)“.

Qual è la differenza tra ricerca attiva e ricerca passiva?

“La prima è una ricerca diretta, attivamente io vado a cercare delle persone in linea con la mia Job Description. Per far questo si utilizzano degli strumenti che hanno all’interno dei database.
La seconda è detta ricerca passiva poiché la job viene pubblicata sui vari siti/canali di recruiting e dopo qualche ora iniziano ad arrivare candidature. Di solito io utilizzo entrambe le tipologia di ricerca”.

Su quali punti di un curriculum si concentra la tua lettura iniziale e quali fattori ritieni di maggior importanza per effettuare la cosiddetta prima scrematura?

“Lo screening viene effettuato inizialmente sulla presenza nel CV dei requisiti di base (inseriti nel job posting) che costituiscono la conditio sine qua non per essere convocati ad un primo colloquio.
In base alla posizione che viene ricercata si andrà a vedere in primis le competenze tecniche, la conoscenza della lingua inglese e in fine si vedrà dove la persona vive/risiede ecc”. 

Quali sono le difficoltà nel fare selezione per posizioni altamente tecniche, come può essere quella di programmatore, quando si ha una formazione lontana da queste tematiche e competenze?

“Le difficoltà stanno spesso nel capire quanto concreta sia l’esperienza che un candidato sostiene di avere, perché le specificità di ogni figura pian piano con la pratica si acquisiscono, ma le domande puntuali che solo un tecnico può rivolgere vengono dalla conoscenza e dall’esperienza concreta.
Per quanto riguarda la formazione sulle competenze dei singoli profili è giornaliera, in quanto le nuove tecnologie ormai nascono ogni giorno e bisogna stare al passo.
In questo settore è consuetudine far fare un colloquio tecnico successivamente al colloquio conoscitivo: i candidati solitamente sono abituati al doppio incontro, quello con le risorse umane e quello col tecnico”.

I canali social oggi giocano un ruolo nella selezione del personale?

I social giocano senza ombra di dubbio un ruolo importante nella selezione. Tutte le aziende, anche quelle più piccole, hanno il proprio profilo su LinkedIn, Facebook o Instagram.
Tutte le aziende cercano di farsi conoscere ed acquisire grazie ai social nuovi clienti, intrattenendo discussioni, creando contenuti interessanti, proponendo Webinar o pubblicano le loro offerte di lavoro, con l’obiettivo di raggiungere il maggior numero possibile di persone.
Oltre che pubblicare offerte di lavoro sui social quindi, le aziende puntano a implementare l’Employer Branding, che gioca un ruolo decisivo nell’assunzione dei talenti migliori“.

Ti è mai capitato di incontrare in colloquio candidati poco educati?

“No, devo dire la verità mai, ho sempre incontrato candidati educati; so che però ad altre mie colleghe è capitato!, e credo che in quel caso l’unico modo di gestire al meglio la situazione sia con calma, pazienza ed educazione“.

Quali sono secondo te le emozioni più comuni durante un colloquio?  E come le gestisci?

“L’ansia da colloquio di lavoro è sicuramente l’emozione che accomuna tutti, sia per chi è alla prima esperienza lavorativa sia per chi ha già avuto esperienze in passato. La cosa più importante è cercare di controllarla e incanalarla affinché diventi gestibile. 

Io cerco sempre di mettere i candidati a proprio agio, con un sorriso o con una parola gentile in modo da avere una conversazione serena e perché no, piacevole”.

Bene, ora che avete avuto modo di conoscere la nostra Recruiter in poche righe,  date un’occhiata alle nostre offerte ed inviate la vostra candidatura!

Daria sarà lieta di prendere visione dei vostri CV e di contattarvi!

Tra i problemi che si riscontrano nei posti di lavoro c’è la mancanza di un piano formativo e la possibilità di crescere professionalmente.

A seguito di un’analisi sia interna che esterna della nostra realtà, servita per comprendere le esperienze lavorative analizzate su diversi fronti da parte dei nostri collaboratori, abbiamo deciso di dare voce al Team Leader Eduardo Zapata, una nostra importante risorsa interna.

Di seguito elencati, sotto forma di domanda/risposta, i motivi che hanno spinto Eduardo ad iniziare con noi e soprattutto, a restare.


“Com’è iniziata la tua esperienza in Bluecube?”

 “La mia esperienza è iniziata come collaboratore: presentato come risorsa per il cliente SMA tramite Bluecube, mi hanno preso con un altro mio collega, per un progetto a breve termine di 6 mesi”.
Una volta terminato il progetto nessuno parlava di rinnovo del contratto e la collaborazione è continuata. 

Ad un certo punto mi si è presentata l’occasione di cambiare società ed ero stato contattato da una nota multinazionale Americana che lavora in ambito IT; ho valutato la possibilità di cambiare azienda ma continuavo a pensare al rapporto che avevo con Manuel: lui si interessava a me e si interessava a quello che facevo. 

Ricordo ancora le sue parole, – mi fido di te, credo in te e prenderai tot a tempo indeterminato e mi aspetto il tuo continuo impegno – . 

Ho deciso così di abbracciare la causa di Manuel e mi piaceva l’ambiente che respiravo qui: colleghi che mangiavano insieme, scherzavano, c’era molta libertà; tu hai i tuoi progetti e lavori su questi; se finisci i progetti qui si è tutti più contenti e c’è più spirito di collaborazione: è difficile trovare questi “ingredienti” in altre realtà.

Il cambio più significativo l’ho avuto nel momento in cui Manuel mi ha spostato in CEVA; ambiente con persone più grandi di me, molto ma molto competenti, che utilizzavano tecnologie che non avevo mai sentito prima d’ora ed io avevo fame di imparare e di crescere professionalmente sempre di più.

Ammetto che all’inizio ho fatto un po’ fatica ma dopo ho capito quanto ne valesse la pena. 

L’azienda non voleva lasciarmi andare poiché non aveva una risorsa ed io ho cercato sempre di insistere finché Manuel non si è stufato ed ha pensato che forse me ne volessi andare e di conseguenza, per non perdermi, mi ha incaricato di gestire un altro progetto, BOMI. 

BOMI è stato il primo progetto grosso che ho seguito io dall’inizio alla fine. 

E’ stato molto utile perché ho potuto costruire per la prima volta qualcosa da zero”.


“Formazione: cosa potresti dire ad un candidato?”

“La mia situazione non so se è normale o anomala; dal cliente nessuno ti insegna cosa devi fare. 

Il linguaggio di programmazione, o quello che dovevi produrre dovevi gia saperlo tu.

Io non ho un’esperienza formativa dal punto di vista di Bluecube

Io, ad esempio, ho collaborato molto con Manuel, ho imparato tanto da lui: guardandolo lavorare, come e cosa faceva, io ho imparato molto.

Io sento di aver imparato le cose perché ho lavorato sul campo: mi sono stati messi a disposizione strumenti da quando ho dovuto gestire un progetto da capo.

Inoltre, penso che dipenda sempre dal modo in cui una persona si vuole approcciare al mondo del lavoro e dell’informatica: io ho le capacità di problem solving e questo mi piace: è un atteggiamento valido perché anche se non hai le competenze ma ci provi, è un passo avanti. 

In Bluecube vige il riconoscimento dell’impegno anche se non hai la massima competenza in tutto. 

Ho imparato da Manuel a far capire al cliente che la soluzione scelta non sia delle migliori. 

Sono cresciuto con la mentalità che il cliente non è mio cliente ma mio collega quindi se funziona male, funziona male anche per me”.

 

“Errare è umano: hai mai commesso errori?”

“Si, ne ho commessi, ma tutti commettono errori.

Devi essere in grado di risolvere o seguire la risoluzione di quel problema; devo capire io perché  ho commesso l’errore e due come risolverlo. 

I “cazziatoni” non mi sono mai arrivati perché se alla fine se ho commesso errori sono sempre riuscito a sistemarli; questo vuol dire comunicare al cliente che ho sbagliato, ma che ho dimostrato che sono stato in grado di sistemarlo”.

 

“Cosa ti senti di dire a proposito della cooperazione con i colleghi?”

“Io personalmente non sono stato mai molto cooperativo nel senso che io ho sempre cercato di essere autosufficiente e quindi quando affidavo qualcosa a qualcuno era perché era semplice ma sono sempre stato autosufficiente.

Io ho imparato il significato di collaborazione tra colleghi proprio grazie a Bluecube. 

Quando ho iniziato a collaborare con loro ho imparato a conoscerli. capire le loro abilità, il modo in cui ci si approccia al problema.

Nel mio, m i aspetto che ci sia sempre una certa competenza poiché ho sempre lavorato con gente competente e mi piace pensare che noi siamo bravi perché se io faccio da interfaccia ad un cliente, lui vede me, è contento e sa che è l’azienda e sa che qualsiasi cosa possa fare, raggiunge l’obiettivo”.

 

“Cambieresti qualcosa in Bluecube?”

“Premetto che Bluecube ha molti punti di forza: è una società snella nella quale trovi ascolti, specialmente dall’amministratore delegato e, soprattutto, supporto. 

In questo momento siamo in balia di cambiamenti dettati dalla nostra crescita ed il rapporto vise-à-vise esclusivo tra Manuel ed io è venuto a mancare: ma l’ho accettato, nonostante io non sia abituato ad eccessivi cambiamenti: noi eravamo piccoli ed ora stiamo crescendo con tanti progetti.  Ora per rendere contente più persone (sorridendo), bisogna adattarsi sempre di più al cambiamento.

Ho cambiato la mentalità di voler trovare un mentore!

Altro punto di forza: il lavoro in smart e la flessibilità aziendale!! Non mi devo fare tre ore di viaggio: posso ritagliarmi anche 10 minuti in giornata per farmi una passeggiata e nessuno dice nulla: l’importante è lavorare”.

 

 

L’ AWS DAGLI OCCHI DI UN ESPERTO

 

Le skills validate tramite certificazione ti danno modo di essere un punto di riferimento ed anche un mentor per i colleghi così’ da guidare la crescita professionale del team” .

 

Queste, le parole del nostro Cloud Architect, Mourad Hassani.

Per Bluecube essere certificati vuol dire oltrepassare il confine della conoscenza fine a sé stessa.

Il mondo dell’IT e dell’High Tech è in continua evoluzione e la preparazione è fondamentale, in egual misura di come è la consapevolezza di lavorare in un team unito e preparato in grado di supportarsi e di farsi guidare per raggiungere i migliori risultati e di conseguenza, di raggiungere l’ottimizzazione dei processi e la soddisfazione dei propri clienti.

Sulla base di ciò, ottenere la certificazione AWS consente di:

  1. Migliorare la confidenza nella vita professionale -”Se ottieni la certificazione, la fai con principio e con voglia di imparare, acquisisci confidenza perché conosci le logiche di tale tecnologia. Tutto dipende da COME approcci il tuo studio e costruisci il tuo bagaglio di conoscenze ed approfondimenti che ti permettono di affrontare in serenità la gestione di progetti che ti vengono affidati”- dice Mourad.
  2. “Inoltre”- aggiunge – “per un futuro professionale ti si aprono le porte a maggiori possibilità lavorative nelle quali puoi apportare un valore aggiunto di grande rilievo”.
  3. “Infine, hai più credibilità, poiché alla base di qualsiasi preparazione si ritrovano due pilastri indispensabili, quali dedizione all’impegno e studio continuo, che si congiungono nella ‘fame’ di essere sempre più al passo con gli sviluppi presenti sul mercato tecnologico ed ogni singola fase della formazione ti fa crescere: gli esami ti testano, ed una volta in campo, porti la soluzione più adatta a ciascun esigenza.
     
  4. Una volta che termini questo percorso, hai un biglietto da visita che attesta le tue competenze, tenendo sempre presente che dietro a questo ‘biglietto’ c’è costruito un duro percorso”, conclude Mourad.

Al nostro esperto, che ha conseguito la “SA” Associate e Professional abbiamo domandato quali fossero i vantaggi effettivi di possedere questa certificazione e di seguito, il pensiero di Mourad: 

“Nel momento in cui lavori come Architect ricopri un ruolo critico in quanto hai la responsabilità e le capacità  per disegnare la soluzione più efficiente in termini di sicurezza, affidabilità, gestione e riduzione dei costi in un determinato contesto”.  

Ed i vantaggi individuali?

Sicuramente ci troviamo di fronte ad una soddisfazione personale e come ben si sa, ogni traguardo che il singolo individuo raggiunge, è un passo in avanti verso un prossimo obiettivo dalle difficoltà e dalle sfide maggiori.

La soddisfazione e l’auto-riconoscimento personale sono fattori rilevanti che spingono una persona al conseguimento di obiettivi di successo.

Essere certificati AWS significa poter accedere a servizi, eventi oltre contribuire allo sviluppo della partnership per la propria azienda.

Per finire, è bene ricordare che il mondo della tecnologia di sposa con il termine Cloud, ed è per questo che se anche tu hai bisogno di utilizzarlo ma non sai come iniziare, potresti scegliere di affidarti a personale esperto.

Che aspetti?

Contattaci!

 

Best Php Design Patterns

Introduction

Design patterns are commonly defined as time-tested solutions to recurring design problems. The term refers to both the description of a solution that you can read, and an instance of that solution as used to solve a particular problem.

Why use design patterns?

Design patterns have two major benefits. First, they provide you with a way to solve issues related to software development using a proven solution. The solution facilitates the development of highly cohesive modules with minimal coupling. They isolate the variability that may exist in the system requirements, making the overall system easier to understand and maintain. Second, design patterns make communication between designers more efficient.

Right, can you show me some example?

Sure, i’ll show you some of the most used design patterns in PHP Language, starting by the Factory Pattern.

Factory Pattern

Factory is a creational design pattern which solves the problem of creating product objects without specifying their concrete classes. It defines a method, which should be used for creating objects instead of direct constructor call (new operator). Subclasses can override this method to change the class of objects that will be created.

<?php
class Automobile
{
    private $brand;
    private $model;

    public function __construct($brand, $model)
    {
        $this->brand = $brand;
        $this->model = $model;
    }

    public function getBrandAndModel()
    {
        return $this->brand . ' ' . $this->model;
    }
}

class AutomobileFactory
{
    public static function create($brand, $model)
    {
        return new Automobile($brand, $model);
    }
}

$automobile = AutomobileFactory::create('Ferrari', 'La Ferrari');

// if i print $automobile->getBrandAndModel(), the result will be "Ferrari La Ferrari"

This specific case is too much simple for explain the factory advantages, but if you need to do complex operations in order to instance the object, the factory pattern can include this complexity once, and avoid many possible mistakes.

Singleton

The Singleton pattern is Class has one instance and provides a global access point to it.

<?php
    class Singleton {
        public static function getInstance() {
            static $instance = null;
         
            if (null === $instance) {
                $instance = new static();
            }

            return $instance;
        }

        protected function __construct() {

        }
      
        private function __clone() {

        }
      
        private function __wakeup() {

        }
    }
   
    class SingletonChild extends Singleton {

    }
   
    $obj = Singleton::getInstance();
    $anotherObj = SingletonChild::getInstance();

    print_r($obj === Singleton::getInstance()); // true
    print_r($anotherObj === Singleton::getInstance()); // false
    print_r($anotherObj === SingletonChild::getInstance()); // true

Moresi.com e Bluecube annunciano una nuova partnership per offrire servizi di Azure DevOps

Moresi.com – società con sede in Ticino leader nella digital transformation e Gold partner Microsoft – e Bluecube – società italiana di soluzioni e specialisti IT che offre consulenza, servizi professionali e gestiti e sviluppo di software – annunciano di aver stretto un accordo di partnership che vedrà le due aziende collaborare sul tema del DevOps in Azure.

DevOps, una combinazione di sviluppo (Dev) e operazioni (Ops), è l’unione di persone, processi e tecnologia per offrire continuamente valore ai clienti. Si tratta di una delle componenti principali del mondo informatico del futuro, e il suo scopo è quello di creare un’efficiente collaborazione tra sviluppatori e sistemisti, automatizzando e velocizzando il processo di consegna delle applicazioni ed i relativi cambiamenti infrastrutturali annessi.

«Il DevOps è un nuovo modello culturale che mira alla creazione di un ambiente di lavoro che comprenda le fasi di progettazione, testing e rilascio del software. – afferma Manuel Fontana, CEO e fondatore di Bluecube – Noi vogliamo essere tra i primi a portare sul mercato un’offerta strutturata e completa DevOps, offrendo sia migrazioni di applicazioni verso il Cloud sia la progettazione di applicazioni native cloud. La partnership con Moresi.com, Gold Partner Microsoft in Ticino, nasce nell’ottica di integrare nella nostra offerta Azure, ovvero il Public Cloud di Microsoft».

«In qualità di partner Microsoft di riferimento in Ticino – aggiunge Andrea Nazari, Director di Moresi.com – siamo lieti di poter collaborare con Bluecube per offrire ai nostri clienti nel mercato svizzero, ma non solo, una serie di moderni servizi di Azure DevOps che permettano loro di pianificare in modo più intelligente, collaborare meglio e distribuire più velocemente».

Insieme, Moresi.com e Bluecube offriranno un processo complesso quale il DevOps di Azure, che comprende:

  • Azure Boards, per monitorare l’attività degli elementi di lavoro e di crearne nuovi direttamente da Microsoft Teams;
  • Azure Artifacts, per creare e condividere feed dei pacchetti Maven, NuGet e NPM da origini pubbliche e private con team di tutte le dimensioni.
  • Azure Test Plans: Soluzione di testing pianificato ed esplorativo per Migliorare la qualità del codice usando i servizi di testing pianificato ed esplorativo per le tue app.
  • Azure Pipeline: le pipeline sono il cuore della CI/CD, Continuous integration/ Continuous Delivery. Servono a certificare che le nuove modifiche che vengono rilasciate non creino danni in produzione.
  • Azure Repos: per creare repository Git privati ​​illimitati e ospitati nel Cloud e collaborare per creare codice migliore con richieste pull e gestione avanzata dei file.